Ambarabà perepeppè,
tre fatine e un Bebè,
che facevano magie
con la mamma e con le zie.
Cade a terra il Bebè,
ambarabà perepeppè.
(Scritta e recitata da Giulia e Sophia, seconda elementare di Pineta di Laives, Bolzano)
Ambarabà perepeppè,
tre fatine e un Bebè,
che facevano magie
con la mamma e con le zie.
Cade a terra il Bebè,
ambarabà perepeppè.
(Scritta e recitata da Giulia e Sophia, seconda elementare di Pineta di Laives, Bolzano)
Ti ricordi gli storni che a stormi
nei tramonti dei nostri bei giorni
quando i treni si fanno notturni
attorniavano Terni e dintorni?
Bei tramonti che accesero Terni
rispecchiandone il fuoco dei forni
mentre i cieli diventano inferni
taciturni se ruotano stormi.
Neri stormi sui monti di Terni
che di sera perdendo i contorni
frastornavano i nostri ritorni
con l’eterno stormire degli orni.
Son trascorsi gli autunni e gli inverni
sono andati e tornati gli stormi
sulla Nera su Terni su Narni
sulle pere forate dai vermi.
(Recitata da Giulio Cappa)
Il mio desiderio
vola nel cielo blu
nel mondo dei sogni
vissuti
e dimenticati..
(Scritta e recitata da Emanuele della scuola elementare Gandhi di Roma)
Faccia, zig zag anatomico che oscura
La passione torva di una vecchia luna
Che guarda sospesa al soffitto
In una taverna café chantant
D’America: la rossa velocità
Di luci funambola che tanga
Spagnola cinerina
Isterica in tango di luci si disfà:
Che guarda nel café chantant
D’America:
Sul piano martellato tre
Fiammelle rosse si sono accese da sé.
(Recitata da Luisanna Fiorini)
Ai vetri della scuola stamattina
l’inverno strofina
la sua schiena nuvolosa
come un vecchio gatto grigio:
con la nebbia fa i giochi di prestigio,
le case fa sparire
e ricomparire;
con le zampe di neve imbianca il suolo
e per coda ha un ghiacciuolo…
Sì, signora maestra,
mi sono un po’ distratto:
ma per forza, con quel gatto,
con l’inverno alla finestra
che mi ruba i pensieri
e se li porta in slitta
per allegri sentieri.
Invano io li richiamo:
si saranno impigliati in qualche ramo
spoglio;
o per dolce imbroglio, chiotti, chiotti,
fingon d’esser merli e passerotti.
(Recitata da Nicole, Scuola Elementare di Casteldelpiano)
Risvegliare dal nulla la parola.
E’ questa la speranza della morte
che vive del suo fumo quando è sola,
del silenzio che ventila le porte.
Il passato non cessa di passare
e l’odore che sparve è l’aria calda
che ferma gli oleandri lungo il mare
in un soffio di mandorla e di cialda.
(Recitata da Giulio Cappa)
C’era ai vetri di freddo del Natale
tra i graffi dei bambini anche il tuo nome.
Io bevevo il caffè, dicevo come
potrò vederla, càpita che il male
paziente all’improvviso m’allontani
nell’ansia dell’averti ove non sei.
Ma sei dovunque l’ora dei cortei
che passano, la festa del domani.
(Recitata da Giulio Cappa)
Nuvole,
siepi di piume, uccelli di schiuma,
uccelli dalle grandi ali.
Nuvole,
ventre pulsante di animale in trappola.
Nuvole,
barboncino d’ovatta, nato dal sogno di un bambino.
Nuvole,
vele di un battello che mi mostra il cammino.
Nuvole,
magie del cielo
di cui un colpo di vento
farà in un momento coriandoli di cristallo.
(Recitata da Lorenzo, Scuola Elementare di Casteldelpiano)
Novembre
Novembre,
tu spogli il giardino,
lo bagni,
lo copri di un velo,
e intanto
sussurri al bambino
che guarda
le nuvole in cielo:
di noci, di castagne, nocciole,
ho pieno il cestino, lo sai?
E qualche giornata di sole
ti porto,
più bella che mai!
(Recitata da Elena, Scuola Elementare di Casteldelpiano)
La pace è
un cielo azzurro
è un prato verde.
La pace è
un arcobaleno
un gruppo di farfalle.
La pace è
il suono di una musica
il rumore di un mare.
(Scritta e recitata da Kevin, Scuola Elementare di Casteldelpiano)
