Mostro
le viscere
scostando
la pelle dal
costato.
Esibisco
il mostro
nella sua cava
pulsante
di verità.
Guardate chi sono.
(Scritta e recitata dall’autrice. “Mostro” ed è tratta dal libro “El sacrificio de la mar”)
Mostro
le viscere
scostando
la pelle dal
costato.
Esibisco
il mostro
nella sua cava
pulsante
di verità.
Guardate chi sono.
(Scritta e recitata dall’autrice. “Mostro” ed è tratta dal libro “El sacrificio de la mar”)
Strisce di seta viola,
odorosa di sandalo,
colando come miele,
scende la notte che danza
sui tetti delle città.
L’immortalità
ti ha toccato
con il verso, con l’oscurità,
con l’onda,
ma l’eternità non ti si addice.
I fiumi di parole inutili
che ci siamo dette,
raggiungeranno il mare del rimpianto
quando le nostre barche senza vela
si incaglieranno contro gli scogli
del passato.
Strisce di seta viola,
odorosa di sandalo,
colando come miele,
scende la notte che danza
sul tuo corpo steso, e stanco.
(Scritta e recitata dall’autrice. “Nocturno 5″ è tratta da “La carne del tiempo”, Prima edizione Colombiana 2002, seconda edizione argentina 2004)
Passata è la tempesta:
Odo augelli far festa, e la gallina,
Tornata in su la via,
Che ripete il suo verso. Ecco il sereno
Rompe là da ponente, alla montagna;
Sgombrasi la campagna,
E chiaro nella valle il fiume appare.
Ogni cor si rallegra, in ogni lato
Risorge il romorio
Torna il lavoro usato.
L’artigiano a mirar l’umido cielo,
Con l’opra in man, cantando,
Fassi in su l’uscio; a prova
Vien fuor la femminetta a còr dell’acqua
Della novella piova;
E l’erbaiuol rinnova
Di sentiero in sentiero
Il grido giornaliero.
Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride
Per li poggi e le ville. Apre i balconi,
Apre terrazzi e logge la famiglia:
E, dalla via corrente, odi lontano
Tintinnio di sonagli; il carro stride
Del passeggier che il suo cammin ripiglia.
Si rallegra ogni core.
Sì dolce, sì gradita
Quand’è, com’or, la vita?
Quando con tanto amore
L’uomo a’ suoi studi intende?
O torna all’opre? o cosa nova imprende?
Quando de’ mali suoi men si ricorda?
Piacer figlio d’affanno;
Gioia vana, ch’è frutto
Del passato timore, onde si scosse
E paventò la morte
Chi la vita abborria;
Onde in lungo tormento,
Fredde, tacite, smorte,
Sudàr le genti e palpitàr, vedendo
Mossi alle nostre offese
Folgori, nembi e vento.
O natura cortese,
Son questi i doni tuoi,
Questi i diletti sono
Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
È diletto fra noi.
Pene tu spargi a larga mano; il duolo
Spontaneo sorge e di piacer, quel tanto
Che per mostro e miracolo talvolta
Nasce d’affanno, è gran guadagno. Umana
Prole cara agli eterni! assai felice
Se respirar ti lice
D’alcun dolor: beata
Se te d’ogni dolor morte risana.
(Recitata da Poppi Moreno)
Acqua di monte,acqua di fonte,
acqua piovana,
acqua sovrana,
acqua che lodo,
acqua che odo,
acqua che squilli,
acqua che brilli,
acqua che canti
e piangi,
acqua che ridi
e muggi,
tu sei la vita
e sempre, sempre
fuggi.
(Recitata da Federico classe 2 elementare b)
Voi che mi volete bene e mi rispettate
come una donna poeta
aiutatemi ad avvicinare a me l’uomo luce,
l’uomo astro,
l’uomo cometa.
Lui schiarisce la mia notte con i suoi frammenti lucenti
e mi lascia sola ogni astronomico giorno,
ogni perfido sole.
Voi che mi volete bene
allacciatemi alla coda del mio uomo cometa
che le sue scintille fluorescenti mi portano via
sull’alito della fata.
Uomo desiderato.
Uomo ellittico.
Anziano che ogni mattina ari il campo vicino
trattieni nel tuo solco il mio uomo cometa,
cosi caduto sulla terra nuova,
perderà il suo fulgore di stella-meteora
e sarà mio.
(Scritta e recitata dall’autrice “alla maniera di Vinicius de Moraes”)
Laboratorio di audiopoesia con la classe II A
Docente D. Lippera
Scuola secondaria di primo grado J. Barozzi - IC Confalonieri (Milano)
Come animare un laboratorio sulla poesia in una seconda media? Certamente una possibilità è data dall’uso del podcast. All’inizio la proposta di leggere delle poesie, e registrarle per poi riascoltarle in Internet , o scaricarle nell’mp3, è stata accolta in classe con contenuto entusiasmo. Nessuno degli alunni sapeva cosa fosse un podcast (neanche l’insegnante a dire il vero); solo gli alunni più esperti di informatica hanno immediatamente intuito le potenzialità della proposta. Sono stati i primi a prepararsi e a creare un rap sulla poesia Domenica al mare di Marcello Argilli, che avevamo letto in classe. La performance dei rappers registrata durante un primo incontro di presentazione del podcast “suoni poetici” è stata bellissima e accolta con entusiasmo dai compagni. Tanto più che era la prima volta in tutto l’anno scolastico che quei ragazzini si erano così impegnati, e prima di tutti gli altri. (continua a leggere nell’allegato)
Poesia e paesaggio sonoro (D. Guidotti - SMS Sabin – Segrate Milano)
Un paesaggio sonoro che interpreti le poesie del podcast: questo l’obiettivo suggerito alle alunne di 3° media.
Dopo alcuni esperimenti in cui hanno provato a creare paesaggi sonori che raccontavano i suoni descritti dalla poesia (es: il mare per versi che parlano di mare) io ho chiesto loro qualcosa di più.
Perché non creare un paesaggio sonoro che susciti le stesse emozioni evocate dai versi, ma con suoni differenti.
Così ho chiesto loro di lavorare in quattro fasi.
1 Leggere la poesia
2 Identificare le emozioni suscitate dalla poesia
3 Pensare a quali suoni possano evocare le stesse emozioni
4 Creare il paesaggio sonoro corrispondente e metterlo di sfondo alla voce recitante.
Quello che potete leggere nell’allegato è il progetto che due alunne della 3° della scuola media “A.B.Sabin” di Segrate hanno fatto su “Il più bello dei mari” di N. Hikmet.
Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l’ho ancora detto.
(Recitata da F. Conte e sonorizzata da Camilla Ferrante e Federica Pilli)
A terra
Atterrato
Mi guardo
Atterrito
Vivo
Intorno
Il cielo
Chiaro
Da dove
Caddi
In volo
Assente
Il dolore
La ruota
Gira
Accanto
La testa
Assente
Il sapore
La vita
Mi sfugge?
Le facce
Riempiono
Il cielo
Assente
Il rumore
La luce.
(Recitata da Tommaso)
