NOTTE CHE AVANZA,
GIORNO CHE TACE.
LUCE DI STELLE, E LA’ LONTANO
UNA COMETA CHE DICE: PACE!
BIMBI DEL MONDO,
TUTTI PER MANO…
(AV, Letta e recitata da Paolo, cl. I° Sc.Primaria L.Santucci di Castel del Piano)
NOTTE CHE AVANZA,
GIORNO CHE TACE.
LUCE DI STELLE, E LA’ LONTANO
UNA COMETA CHE DICE: PACE!
BIMBI DEL MONDO,
TUTTI PER MANO…
(AV, Letta e recitata da Paolo, cl. I° Sc.Primaria L.Santucci di Castel del Piano)
Natale in L2, tranne che ne ho cancellata una per sbaglio, cioè Christmas: pazienza la rifacciamo
A ciascuno il suo… tra le poesie a tema ricercate ognuno decide quale preferisce, quale sente a lui/lei più vicino e con chi vuole interpretarla.
Standard Podcast: Play Now | Play in Popup | Download
Standard Podcast: Play Now | Play in Popup | DownloadL’erba…L’erba non è più verde
come…questa primavera.
E’ tappezzata di un giallastro.
Brutto avere un prato così tappezzato,
sembra il vestito
di Pippicalzelunghe.
Ci sono alberi spogli, senza foglie,
stecchi sono i rami.
Rami stuzzicadenti, sono.
Ci sono foglie marroni,
secche, gialline.
Sul cielo oggi
sembra ci sia un signore
che butta acqua con dei secchi.
Oggi ha sempre piovuto.
(Composta e recitata da Davide Marotta)
Gli alberi senza foglie hanno freddo
e sperano di vestirsi di verde.
La pioggia scende sugli alberi
fino a bagnarli fradici.
Le piante tristemente bevono l’acqua piovana,
anche gli alberi,
anche i fiori.
Si accendono le luci d’inverno
che si riflettono sulle pozzanghere,
gli ombrelli si aprono,
la gente sta a casa
sotto le coperte,
e beve una tazza di the caldo,
i bambini si ammalano.
I giubbotti pesanti si tirano fuori dall’armadio,
i bambini si annoiano
a fare disegni
e giochi tranquilli.
La natura è triste
perché i bambini sono a casa
e non vengono più sulla natura verde.
La natura pensa che i bambini non verranno più
a trovare i colori
della natura invernale.
I bambini tristemente guardano fuori
i colori dell’autunno,
colori freddi.
I camini si accendono.
La natura deve scaldarsi da sola.
(Composta e recitata da Jessica Sgro)
L’estate è finita.
E quel girotondo
fra gli alberi verdi
anche lui è finito.
La pioggia scende
lenta,
e le foglie,
ormai sull’erba,
non volano,
ma sono lontane.
E se poi l’autunno muore,
il vento tutto porta via.
(Composta e recitata da Anita Filibeck)
Pure? What does it mean?
The tongues of hell
Are dull, dull as the triple
Tongues of dull, fat Cerberus
Who wheezes at the gate. Incapable
Of licking clean
The aguey tendon, the sin, the sin.
The tinder cries.
The indelible smell
Of a snuffed candle!
Love, love, the low smokes roll
From me like Isadora’s scarves, I’m in a fright
One scarf will catch and anchor in the wheel,
Such yellow sullen smokes
Make their own element. They will not rise,
But trundle round the globe
Choking the aged and the meek,
The weak
Hothouse baby in its crib,
The ghastly orchid
Hanging its hanging garden in the air,
Devilish leopard!
Radiation turned it white
And killed it in an hour.
Greasing the bodies of adulterers
Like Hiroshima ash and eating in.
The sin. The sin.
Darling, all night
I have been flickering, off, on, off, on.
The sheets grow heavy as a lecher’s kiss.
Three days. Three nights.
Lemon water, chicken
Water, water make me retch.
I am too pure for you or anyone.
Your body
Hurts me as the world hurts God. I am a lantern——
My head a moon
Of Japanese paper, my gold beaten skin
Infinitely delicate and infinitely expensive.
Does not my heat astound you! And my light!
All by myself I am a huge camellia
Glowing and coming and going, flush on flush.
I think I am going up,
I think I may rise——
The beads of hot metal fly, and I love, I
Am a pure acetylene
Virgin
Attended by roses,
By kisses, by cherubim,
By whatever these pink things mean!
Not you, nor him
Nor him, nor him
(My selves dissolving, old whore petticoats)——
To Paradise.
(Recitata da Gabriella Garofalo)
Fonte: Sylvia Plath, “Fever 103°” from The Collected Poems of Sylvia Plath, edited by Ted Hughes. Copyright �© 1966 and renewed 1994 by Ted Hughes. Reprinted with the permission of HarperCollins Publishers, Inc.
Video su YouTube
http://www.youtube.com/watch?v=nfgtiDvvAR8
Si presentò alla vista di Elisa uno spettacolo incantevole: il mare azzurro si stendeva a perdita d’occhio, sfumando nell’azzurro del cielo; non una barca solcava le onde.
Intanto il cielo si coprì di nuvole scure e il vento si levò sulle onde. Poi il cielo apparve illuminarsi e il vento si placò. Il mare aveva il colore di un petalo di rosa poi divenne verde e infine bianco, calmo, mosso solo da un fremito, come il petto di un bambino addormentato.
Fu allora che, nell’oro del sole che tramontava, Elisa vide undici splendidi cigni bianchi che volavano uno dietro l’altro, come un lungo nastro candido. Si nascose dietro una roccia per non spaventarli.
(Testo descrittivo connotativo recitato da Letizia, Giovanna, Anna, Mariarosaria della classe 4^ A - Don Bosco, Cardito (NA)
Visto dagli alunni: 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 -10 - 11
Era, questa stanza, tutta bianca e rosa; bianchi i mobili e il soffitto, rosei i tappeti, la tappezzeria, il divano; tre grandi finestre leggiadramente velate diffondevano una luce tranquilla; a prima vista tutto appariva puro e inocente, si osservavano mille gentilezze, qui un cestino da ricamo, là una piccola biblioteca dai libri multicolori, e poi dei fiori smilzi sulle mensole laccate, degli acquerelli sotto vetro alle pareti… ma se si guardava meglio si cambiava idea; allora ci si accorgeva che questa stanza non era più giovane del resto dell’appartamento, si osservava che la lacca dei mobili era scrostata e ingiallita, che la tappezzeria era scolorita e qua e là mostrava la trama, che una stoffa lacera e dei cuscini sordidi coprivano il divano d’angolo; ancora uno sguardo e si era convinti: si rivelavano gli strappi delle tendine, i vetri spezzati degli acquerelli, i libri polverosi e sdruciti, le larghe screpolature.
(Testo descrittivo recitato da Teresa, Giuseppe, Eduardo, Giulia, Carmela, Salvatore Pio della classe 4^ A - Don Bosco, Cardito (NA)
Come una candida slitta, scivola sulla vasca, di nuvola in nuvola.
Di nuvole ha fame, tutte di bambagia, che vede nascere, navigare, perdersi nell’acqua.
Ne vuole una. La punta col becco e, d’improvviso, tuffa il collo vestito di neve.
Poi, come un braccio di donna sboccia da una manica, lo ritira.
Nulla. Guarda: le nuvole spaventate sono scappate via.
Resta solo un attimo perplesso, perchè le nuvole non stanno molto a tornare e laggiù, dove muoiono le increspature dell’acqua, eccone un’altra che si riforma.
Dolcemente sul suo lieve cuscino di piume, il cigno rema e si approssima. Si sfinise a pescar vani riflessi, e forse morirà, vittima di questa illusione, prima di acciuffare un solo pezzetto di nuvola. Ma che dico? A ogni tuffo, fruga col becco nella emlma grassa e ne estrae un verme. Ingrassa come un’oca.
(Testo descrittivo connotativo recitato da Vincenzo, Giosuè, Viviana, Domenico della classe 4^ A - Don Bosco, Cardito (NA)
