Ambarabà ciccì coccò
tre civette sul comò
che facevano l’amore
con la figlia del dottore.
Il dottore si ammalò,
ambarabà ciccì coccò.
(Recitata dagli alunni della Cl.1°, Scuola Primaria di CasteldelPiano -Gr)
Ambarabà ciccì coccò
tre civette sul comò
che facevano l’amore
con la figlia del dottore.
Il dottore si ammalò,
ambarabà ciccì coccò.
(Recitata dagli alunni della Cl.1°, Scuola Primaria di CasteldelPiano -Gr)
La nuvola Nerina ha un segreto…ma quale?! Ascolta oppure guarda il video
L’albero Antico ha un amico, senti il racconto o scoprilo nel video.
E cosa scava sotto terra Tea la Talpa? Eccolo raccontato in due versioni e in un video.
C’è anche sole Solone, che abita nel Paese della Felicità, sa cucire mantelli…
Nerina la nuvola: Play Now | Play in Popup | Download
Albero antico: Play Now | Play in Popup | Download
Talpa Tea: Play Now | Play in Popup | Download
Talpa Tea, seconda versione: Play Now | Play in Popup | Download
Sole Solone: Play Now | Play in Popup | DownloadUNO è il tronco di un pino
con in cima un uccellino.
DUE è un cigno tutto bianco
che riposa quando è stanco.
TRE è una macchina in salita
che in montagna fa fatica.
Con un QUATTRO fatto di tela
ecco pronta una barca a vela.
CINQUE è lumaca lenta
che se ne va tutta contenta
SEI è un serpente sul muretto
con gli occhiali e il berretto
Ecco un SETTE con una bandiera
è una nave da crocera
OTTO è una maschera di Carnevale
che fa una linguaccia niente male.
NOVE è un bruco sulla foglia
che riposa quando ha voglia.
Se c’è un naso e un testone pelato,
ecco uno ZERO, zero spaccato.
8 settembre
sventolano nel vento le bandiere.
Il Paese è in festa
scalpitanti cavalli sono in pista.
Si rivivono emozioni passate,
tramandate, di antichi valori.
Costumi, ripetuti, nel respiro
sfuggente degli anni.
Tra le mani, gli scelti dalla sorte,
stringeranno un cencio dipinto
con il palio che ha vinto.
Poi la sera la folla
come il fiume va al mare
si ritrova a guardare
con dnaso all’insù
verso un cielo
che fa da scenario
a grovigli di luci sparate
colorate, che esplodono
e si espandono in cielo
e ritornano giù con un
… oooh!
L’emozione è crescente!
Con tre botti finali
si saluta la agente
che man mano si perde
per le vie del paese.
Voci lontane sfumano
dentro il latrar dei cani.
Rimane lo sfrusciar
delle bandiere
al vento “montagnolo”,
che il Ciolo, con orgoglio
ha messo a ogni balcone.
Poi …ritorna il silenzio.
In un cielo offuscato
volteggiano
in un volo sbandato
i piccioni.
(Scritta e recitata da Franca Landi)
Pera colui che prima osò la mano
Armata alzar su l’innocente agnella
E sul placido bue: nè il truculento
Cor gli piegàro i teneri belati,
Nè i pietosi mugiti, nè le molli
Lingue lambenti tortuosamente
La man che il loro fato aimè stringea.
Tal ei parla o signor: ma sorge in tanto
A quel pietoso favellar da gli occhi
De la tua dama dolce lagrimetta
Pari a le stille tremule brillanti,
Che a la nova stagion gemendo vanno
Da i palmiti di Bacco entro commossi
Al tiepido spirar de le prim’aure
Fecondatrici. Or le sovvien del giorno,
Ahi fero giorno! allor che la sua bella
Vergine cuccia de le Grazie alunna,
Giovanilmente vezzeggiando, il piede
Villan del servo con gli eburnei denti
Segnò di lieve nota: e questi audace
Col sacrilego piè lanciolla: ed ella
Tre volte rotolò; tre volte scosse
Lo scompigliato pelo, e da le vaghe
Nari soffiò la polvere rodente:
Indi i gemiti alzando, aita aita
Parea dicesse; e da le aurate volte
A lei la impietosita eco rispose;
E dall’infime chiostre i mesti servi
Asceser tutti; e da le somme stanze
Le damigelle pallide tremanti
Precipitaro. Accorse ognuno: il volto
Fu d’essenze spruzzato a la tua dama:
Ella rinvenne al fine. Ira e dolore
L’agitavano ancor: fulminei sguardi
Gettò sul servo; e con languida voce
Chiamò tre volte la sua cuccia: e questa
Al sen le corse; in suo tenor vendetta
Chieser sembrolle: e tu vendetta avesti
Vergine cuccia de le Grazie alunna.
L’empio servo tremò; con gli occhi al suolo
Udì la sua condanna. A lui non valse
Merito quadrilustre: a lui non valse
Zelo d’arcani ufici. Ei nudo andonne
De le assise spogliato onde pur dianzi
Era insigne a la plebe: e in van novello
Signor sperò; ché le pietose dame
Inorridìro; e del misfatto atroce
Odiàr l’autore. Il perfido si giacque
Con la squallida prole e con la nuda
Consorte a lato su la via spargendo
Al passeggero inutili lamenti:
E tu vergine cuccia idol placato
Da le vittime umane isti superba.
Da “Il giorno” di Giuseppe Parini (1763-1801)
(Recitata da Bruno Portesan, regista e attore)
Con i miei occhi posso guardare
in terra, in cielo, perfino in mare.
Con la mia bocca posso mangiare
parlare, ridere, baciare e cantare.
Le mie orecchie servono per sentire
suoni e parole a non finire.
Il naso poi vuol tutto annusare
e i buoni profumi può conservare.
Le mie mani toccano tutte le cose
morbide, dure, lisce e rugose.
(Recitata dai bambini delle cl.1° di Casteldelpiano)
Ci sono parole chiare
ci sono parole trasparenti,
ci sono parole lucenti,
ci sono parole colorate
allegre, buffe, spensierate,
che si vendono in ritagli
nella bottega della fantasia
dove tutto è sogno e magia.
(Recitata da Mario e Vincenzo della classe 4^ A “Don
Bosco” - Cardito (NA)
Nessuna barca c’è che come un libro
possa portarci in contrade lontane.
Questo viaggio può farlo anche il più povero
senza pagare nulla.
(Recitata da Orlando della classe 4^ A “Don Bosco” -
Cardito (NA)
Sfogliando le pagine
della memoria
racconto
con fresche risate,
racconto
di giochi, di sogni
e sorrido
col rosso dei fiori.
(Recitata da Domenico della classe 4^ A “Don Bosco” -
Cardito (NA)

Pennellate azzurre
di luce e di sole
rivelano
le misteriose vie del cuore.
(Recitata da Riccardo della classe 4^ A “Don Bosco” -
Cardito (NA)
La videopoesia in “Il giardino della poesia”, Scuola3d
