Il giorno fu pieno di lampi;
ma ora verranno le stelle,
le tacite stelle. Nei campi
c’è un breve gre gre di ranelle.
Le tremule foglie dei pioppi
trascorre una gioia leggiera.
Nel giorno, che lampi! che scoppi!
Che pace, la sera!
Si devono aprire le stelle
nel cielo sì tenero e vivo.
Là, presso le allegre ranelle,
singhiozza monotono un rivo.
Di tutto quel cupo tumulto,
di tutta quell’aspra bufera,
non resta che un dolce singulto
nell’umida sera.
E’, quella infinita tempesta,
finita in un rivo canoro.
Dei fulmini fragili restano
cirri di porpora e d’oro.
O stanco dolore, riposa!
La nube nel giorno più nera
fu quella che vedo più rosa
nell’ultima sera.
Che voli di rondini intorno!
Che gridi nell’aria serena!
La fame del povero giorno
prolunga la garrula cena.
La parte, sì piccola, i nidi
nel giorno non l’ebbero intera.
Nè io … che voli, che gridi,
mia limpida sera!
Don … Don … E mi dicono, Dormi!
mi cantano, Dormi! sussurrano,
Dormi! bisbigliano, Dormi!
là, voci di tenebra azzurra …
Mi sembrano canti di culla,
che fanno ch’io torni com’era …
sentivo mia madre … poi nulla …
sul far della sera.
Recitata dalla classe 1B del prof. Vasco Vacchi
IC Paolo & Larissa Pini, Milano
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Io sono il primo arrivato, con me l’anno nuovo è iniziato. (Gennaio)
Porto una sciarpa di stelle filanti, coriandoli e scherzi per tutti quanti. (Febbraio)
Non uscire senza ombrello, sono un tipo pazzerello! (Marzo)
Fioriscono le viole nei prati e nelle aiuole. (Aprile)
Sono il mese delle rose che ora sbocciano festose. (Maggio)
Splende nel cielo il sole e finiscono le scuole. (Giugno)
Porto il caldo alla campagna, la calura qui in città. (Luglio)
Quasi tutti sono al mare a nuotare e a riposare. (Agosto)
L’aria è fresca e pura, là nella vigna l’uva si matura. (Settembre)
Matura la castagna nei boschi e in campagna. (Ottobre)
Il cappotto ho messo, c’è nebbia e piove spesso. (Novembre)
Sono l’ultimo arrivato, ma molto festeggiato. (Dicembre)
( CLASSE 2^ A - SCUOLA PRIMARIA COPERNICO - CORSICO )
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Se l’autunno ormai è arrivato
le castagne ho già mangiato.
Io le mangio crude e cotte
sia di giorno che di notte;
ma stavolta tocca a te:
uno, due e tre.
( CLASSE 2^ A - SCUOLA PRIMARIA COPERNICO - CORSICO )
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Vien l’autunno sospirando, sospirando alla tua porta.
Sai tu dirmi cosa porta? Tanti fiori colorati.
E l’inverno vien tremando, vien tremando alla tua porta.
Sai tu dirmi cosa porta? Bianca neve e fredda brina.
Primavera vien danzando, vien danzando alla tua porta.
Sai tu dirmi cosa porta? Verdi gemme e fiori rosa.
E l’estate vien cantando, vien cantando alla tua porta.
Sai tu dirmi cosa porta? Fiori gialli in mezzo ai prati.
( CLASSE 2^ A - SCUOLA PRIMARIA COPERNICO - CORSICO )
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Il vento è aria che fa capriole.
Il vento è cielo che fa girotondo.
Il vento è luce che va sulla giostra.
Il vento è un gioco pensato dal mondo.
( CLASSE 2^ A - SCUOLA PRIMARIA COPERNICO - CORSICO )
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No, non è una sola goccia,
sono tante, sono pioggia:
scende sciolta, lava, bagna.
Dà da bere a ogni campagna.
Riempie i buchi nelle strade;
fruscia fresca mentre cade.
Fa la doccia al mondo secco;
dà una goccia ad ogni becco.
( CLASSE 2^ A - SCUOLA PRIMARIA COPERNICO - CORSICO )
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FILASTROCCA DEL NATALE
Filastrocca del Natale
quante cose posso comprare.
Ho già visto nelle vetrine
fili d’argento, nastri e stelline.
I pandoro e i panettoni
fanno la gioia dei golosoni.
Il presepe e l’alberello
rendono tutto ancora più bello.
Ma il Natale, non è questo in fondo
è vera pace in tutto il mondo
volersi bene, darsi la mano
sentirsi uniti, andare lontano!
A GRUPPI COOPERATIVI ABBIAMO REGISTRATO QUESTA POESIA CON IL PROGRAMMA AUDACITY, USATO ALLA LIM E POI ABBIAMO SCELTO DI MIXARE LE NOSTRI VOCI CON L’ “INVERNO” DI ANTONIO VIVALDI:
ABBIAMO COSì OTTENUTO UNA COLONNA SONORA PER LA POESIA.
LA CLASSE 2B DI SAN MARTINO SICCOMARIO -PAVIA

Filastrocca del Natale:
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La nebbia a gl’irti colli
piovigginando sale
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;
ma per le vie del borgo
dal ribollir de’ tini
va l’aspro odor de i vini
l’anime a rallegrar.
Gira su’ ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
su l’uscio a rimirar
tra le rossastre nubi
stormi d’uccelli neri
com’esuli pensieri,
nel vespero migrar.
(G.Carducci)
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